MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Tirreno, Tisbe, Tisifone, Titani, Titono.

TIRRENO: figlio del re della Lidia Ati e di Callitea, eroe eponimo dei Tirreni (Etruschi). A seguito di una carestia, guidò gli emigranti Lidi fino all'Etruria, dove presero il nome di Tirreni. Secondo un'altra tradizione, figlio di Eracle e Onfale. Era ritenuto l'inventore della tromba e diede il suo nome al mare occidentale italico.

TISBE: vedi PIRAMO.

TISIFONE: 1. Una delle tre Erinni, innamorata del bell'eroe Citerone, ma questi disprezzava il suo amore. Allora Tisifone trasformò uno dei suoi capelli in un serpente che con un morso uccise Citerone. Il suo nome venne dato alla montagna che, prima, si chiamava Asterione.

TISIFONE: 2. Figlia di Alcmeone e di Manto e sorella di Anfiloco. Alcmeone affidò i suoi figli a Creonte, re di Corinto, perché li allevasse. Anni dopo la moglie di Creonte, invidiosa della straordinaria bellezza di Tisifone, la vendette come schiava, temendo che il re ne facesse sua moglie. La ragazza fu acquistata dal proprio padre, Alcmeone, che non la riconobbe. Quando Alcmeone ritornò a Corinto, richiese i suoi figli. Il re non potè rendergli che il figlio Anfiloco e, a quel punto, ci si accorse che la schiava acquistata era Tisifone. Così Alcmeone ritrovò i suoi due figli.

TITANI: esseri mitologici, figli di Gea e Urano, talvolta confusi erroneamente con i Giganti. Erano dodici: sei maschi (Oceano, Iperione, Ceo, Crono, Crio, Giapeto) e sei femmine (Teti, Teia (o Tia), Febe, Rea, Mnemosine, Temi). Le Titanidi si unirono ai loro fratelli per generare divinità secondarie.
Urano generò i Titani dopo aver cacciato i Ciclopi, suoi figli ribelli, nel remoto Tartaro. Per vendicarsi, Gea (la Madre Terra) indusse i Titani ad assalire il padre loro; e così fecero, guidati da Crono, il più giovane dei sette che si era armato di un falcetto di selce. Colsero Urano nel sonno e Crono lo castrò col falcetto. Gocce di sangue sgorgate dalla ferita caddero sulla Madre Terra, ed essa generò le tre Erinni, furie che puniscono i crimini di parricidio e di spergiuro; esse sono chiamate Aletto, Tisifone e Megara. Le Ninfe del frassino, chiamate Melie, nacquero anch'esse da quel sangue. Non appena ebbe il supremo potere, Crono esiliò nel Tartaro Ciclopi e Titani, unitamente ai Giganti dalle cento braccia (Ecatonchiri), e presa in moglie sua sorella Rea governò sull'Elide.
Proprio come Crono aveva spodestato il padre Urano perché stanco del suo tirannico comportamento, così Zeus spodestò Crono dal suo ruolo di padrone dell'universo in una dura guerra durata dieci anni, conosciuta sotto il nome di Titanomachia, in cui gli dèi e i Titani si scontrarono. Gea profetizzò la vittoria di Zeus se egli si fosse alleato a coloro che Crono aveva esiliato nel Tartaro. Zeus allora liberò i Ciclopi e gli Ecatonchiri, li rianimò col cibo e le bevande degli dèi. I Ciclopi diedero a Zeus la folgore, arma invincibile; ad Ade un elmo che rende invisibile, e a Poseidone un tridente. Ade si introdusse segretamente nella dimora di Crono per rubargli le armi e, mentre Poseidone lo minacciava col tridente per sviare la sua attenzione, Zeus lo colpì con la folgore. Gli Ecatonchiri stritolarono sotto una pioggia di sassi i Titani superstiti e un improvviso urlo del dio Pan li mise in fuga. Gli dèi si lanciarono all'inseguimento. Crono e tutti i Titani sconfitti, a eccezione di Atlante, furono esiliati nelle isole britanniche all'estremo occidente (oppure, come altri dicono, nel Tartaro) sotto la sorveglianza degli Ecatonchiri e non turbarono più la pace dell'Ellade. Ad Atlante, come loro capo, fu riservata una punizione esemplare: doveva sostenere sulle sue spalle il peso del cielo per l'eternità. Un folto gruppo di Titani, tra cui Oceano ed Elio e tutte le Titanesse, non prese parte alla guerra. Prometeo, che era più saggio di Atlante, previde come sarebbe finita la rivolta dei Titani e preferì dunque schierarsi dalla parte di Zeus, inducendo il fratello Epimeteo a imitare il suo esempio.
Secondo un mito alternativo sul destino di Crono, dopo aver perso il potere, questi divenne re delle isole dei Benedetti nel mare occidentale.

TITONO: figlio di Laomedonte, re di Troia, e di Strimo, la figlia del dio-fiume Scamandro. Per la sua bellezza fu rapito e amato da Eos. Dalla loro unione nacquero Emazione e Memnone. Eos volendolo amare per sempre chiese a Zeus l'immortalità, ma si scordò di chiedere anche il dono dell'eterna giovinezza per il suo amato; il sommo dio la accontentò. Titono divenne ogni giorno più vecchio, canuto e grinzoso, la sua voce si fece stridula e, quando fu stanca di badare a lui, Eos lo chiuse nella sua stanza da letto e lo mise, come un bambino, in un cestino di vimini. Era la punizione che Zeus aveva voluto imporre a Eos per avere chiesto l'immortalità per un comune mortale, per saziare la propria voglia sessuale. Alla fine Eos, che era rimasta a lui affezionata, chiese a Zeus di concedere a Titono di potere morire e il dio impietosito lo mutò in una cicala.