MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Tizio, Tlepolemo, Tmolo.

TIZIO: mitico gigante dell'Eubea, figlio di Zeus e di Elara figlia di Orcomeno.
Allorché Latona ebbe dato a Zeus Artemide ed Apollo, Era, gelosa della rivale, scatenò contro di lei il mostruoso Tizio, ispirandogli il desiderio di violentarla. Mentre Latona attraversava i campi di Panopeo sulla strada per Delfi, dove si appartò in un sacro boschetto per adempiere a certi riti, il gigante Tizio interruppe le sue devozioni e stava tentando di violentarla, ma Apollo e Artemide, udite le grida della loro madre, accorsero e uccisero Tizio con un nugolo di frecce: una vendetta che Zeus, padre di Tizio, giudicò pio atto di giustizia. Nel Tartaro Tizio fu condannato alla tortura con le braccia e le gambe solidamente fissate al suolo; il suo enorme corpo copriva un'area di nove acri e due avvoltoi (o due aquile) gli mangiavano il fegato, che rinasceva secondo le fasi lunari.
Esisteva in Eubea una grotta in cui Tizio riceveva un culto. Il suo culto, attestato anche in Beozia, ricorderebbe un'antica diffusione del medesimo su entrambe le sponde dell'Euripo. Risulta invece strana la somiglianza con il mito di Prometeo a proposito degli avvoltoi.
Ecco poi Tizio, della Terra figlio,
Che sforzar non temé l'alma di Giove
Sposa, Latona, che volgeasi a Pito
Per le ridenti Panopèe campagne.

(Omero, Odissea XI, 721-24).

TLEPOLEMO: figlio d'Eracle e d'Astioche, figlia del re dei Tesproti, Filante.
Eracle alla testa dei Calidoni marciò contro la città tesprozia di Efira, più tardi detta Cichiro, dove vinse e uccise re Filante. Fra i prigionieri vi era la figlia di Filante, Astioche, che ebbe da Eracle un figlio, Tlepolemo, benché altri dicano che Tlepolemo era figlio di Astidamia, figlia di Amintore, che Eracle rapì ad Ormenio, ai piedi del monte Pelio. Dopo la morte di Eracle, gli Eraclidi tentarono invano di far ritorno nel Peloponneso. Tlepolemo e il suo prozio Licinnio, fratellastro d'Alcmena, insieme coi suoi figli, ottennero dagli Argivi il permesso di stabilirsi ad Argo. Qui Tlepolemo uccise involontariamente il suo amato prozio. Tlepolemo stava bastonando uno schiavo con una mazza di legno d'olivo allorché Licinnio, ormai vecchio e quasi cieco, incespicò cadendo fra i due e si buscò una bastonata sul cranio. Minacciato di morte dagli altri Eraclidi, Tlepolemo allestì una flotta, radunò un buon numero di compagni e, per consiglio di Apollo, fece vela per Rodi dove si stabilì con la moglie Polisso dopo molte e dure peregrinazioni. In quei tempi Rodi era abitata da coloni greci governati da Triope, figlio di Forbante, e col suo consenso Tlepolemo divise l'isola in tre parti e si dice vi fondasse le città di Lindo, Ialiso e Camiro. La sua gente si arricchì col favore di Zeus.
Tlepolemo figura tra i pretendenti alla mano di Elena. Partì per la guerra contro Troia alla testa di nove navi rodie, lasciando a Rodi Polisso come reggente. Fu ucciso davanti a Troia da Sarpedone. Polisso per vendicare la morte del marito escogitò il modo di punire Elena, che era responsabile della guerra di Troia. Dopo la morte di Menelao, Elena era stata cacciata da Sparta dai due suoi generi, Nicostrato e Megapente, e fuggì presso Polisso, sua compatriota e che credeva sua amica. Polisso l'accolse prima favorevolmente; ma, mentre Elena era in bagno, rivestì le proprie serve da Erinni e le incitò contro Elena. Spaventata, resa folle dai tormenti che le infliggevano le schiave, ella s'impiccò.
I compagni di Tlepolemo, al ritorno da Troia, dapprima fecero scalo a Creta, poi si stabilirono su una delle isole iberiche, donde parte di loro ritornarono in Italia e furono aiutati da Filottete nella guerra contro i barbari Lucani.

TMOLO: Re della Lidia, figlio di Ares e di Teogone. Mentre cacciava sul monte Carmanorio, s'innamorò della cacciatrice Arippe, una casta sacerdotessa di Artemide. Arippe, sorda alle minacce e alle lusinghe di Tmolo, si rifugiò nel tempio della sua signora dove, incurante della santità del luogo, il re la violentò sul giaciglio della dea stessa. Arippe s'impiccò a una trave, dopo aver invocato Artemide che subito scatenò la furia di un toro; Tmolo fu lanciato in aria, ricadde su una palizzata appuntita e su ciottoli taglienti e morì tra atroci sofferenze. Il figlio Teoclimeno lo seppellì là dove l'aveva trovato, e chiamò "Tmolo" il monte. Una città dello stesso nome, costruita sulle sue pendici, fu distrutta da un grande terremoto durante il regno dell'imperatore Tiberio.