MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Trittolemo, Trofonio, Troilo.

TRITTOLEMO: figlio di Metanira e di Celeo, re di Eleusi. Fu allevato da Demetra, per riconoscenza verso Celeo che l'aveva bene ospitata nella sua casa quando, durante il suo pellegrinaggio alla ricerca della figlia Persefone, si era presentata sotto l'aspetto d'una povera vecchia. Per ricompensarlo, la dea gli diede semi di grano, un aratro di legno e un cocchio guidato da draghi alati, e lo mandò per il mondo a insegnare agli uomini l'agricoltura. Ma prima lo istruì personalmente nella pianura Raria, ed ecco perché da taluni egli è detto figlio del re Raro.
Un altro mito narrava che quando Trittolemo col suo cocchio magico giunse a Patrasso, consegnò i semi di grano al re Eumelo. Mentre Trittolemo dormiva, Antea figlio di Eumelo, gli rubò il cocchio divino e volle provare a seminare lui stesso la terra, ma venne sbalzato fuori e morì. Eumelo e Trittolemo fondarono in suo onore la città di Antea. In Scizia, il re Linco, che si consumava di gelosia per i poteri di Trittolemo e che gli invidiava il ruolo di benefattore dell'umanità, cercò di ucciderlo nel sonno, ma Demetra salvò il suo protetto fermando la mano armata di Linco e trasformandolo in una lince. In Tracia, il re dei Geti, Carnabone, uccise uno dei suoi serpenti alati e imprigionò Trittolemo. Demetra intervenne ancora, lo salvò e gli diede un altro serpente, e per ricordare ai mortali il delitto di Carnabone lo mise in cielo nella costellazione di Ofinco, il Serpentario.
Alcuni sostengono che Trittolemo fu l'inventore della ruota. Gli Ateniesi ritenevano che alla sua morte fosse divenuto un giudice dei morti insieme a Minosse, Eaco e Radamanto. Ad Atene si attribuiva a Trittolemo l'istituzione delle Tesmoforie, che sono le feste di Demetra.

TROFONIO: figlio di Apollo e di Epicasta, ma talvolta è ritenuto uno dei figli d'Ergino. Suo fratello Agamede era come lui un famoso architetto. Entrambi progettarono e costruirono a Delfi, il tempio di Apollo; il tempio di Poseidone, in Arcadia, sulla strada da Mantinea a Tegea; la casa d'Anfitrione, a Tebe; il tesoro d'Augia, a Elide; quello di re Irieo, a Iria. Nel costruire quest'ultimo edificio, avevano disposto una pietra in modo tanto scaltro che era facile per loro spostarla e, la notte, i due s'introfulavano nella tesoreria e rubavano del denaro. Irieo, vedendo diminuire il denaro senza che le porte fossero aperte, pensò di tendere una trappola intorno all'edificio, in cui Agamede restò imprigionato. Trofonio, non riuscendo a liberarlo, lo decapitò, affinché non svelasse il nome del complice, ma la terra si socchiuse e inghiottì Trofonio. Nel bosco sacro di Lebadea, sul posto dov'egli era stato inghiottito, fu innalzata una stele.
Il suo sepolcro fu dimenticato per qualche tempo; ma essendo sopraggiunta una carestia ad affliggere la Beozia, si andò a consultare l'oracolo di Delfi, il quale, per mezzo della Pizia, rispose che dovevasi ricorrere a Trofonio, e andare a cercarlo a Lebadea. I messi vi si recarono, ed ottennero la risposta, che indicò loro il modo come far cessar la carestia. Dopo quel fatto a Trofonio venne innalzato un tempio dove riceveva sacrifici in cambio di oracoli. I riti da effettuare per ottenere gli oracoli da Trofonio erano molto laboriosi e complessi. Il supplice doveva purificarsi con parecchi giorni d'anticipo, alloggiare in un edificio dedicato alla Buona Foruna e a un certo Buon Genio, bagnarsi soltanto nel fiume Ercina e sacrificare a Trofonio, alla sua nutrice Demetra e ad altre divinità. In quel periodo il supplice doveva nutrirsi di carni sacre, specialmente delle carni dell'ariete offerto in sacrificio all'ombra di Agamede, fratello di Trofonio, che lo aiutò a costruire il tempio di Apollo a Delfi.
Secondo un'altra leggenda, Trofonio e Agamede che avevano costruito il tempio di Apollo, richiesero al dio il loro salario, questi promise di pagarli al termine di sette giorni. Nell'attesa consigliò loro di vivere allegramente e abbandonarsi a ogni piacere per sei giorni. Al settimo giorno ambedue furono trovati morti nei loro letti. Era la migliore paga che il dio potesse dare loro.

TROILO: L'ultimo dei cinquanta figli di Priamo e di Ecuba. Era destino che Troia non avrebbe potuto essere conquistata se Troilo fosse arrivato all'età di vent'anni, ma Achille tese un agguato a Troilo nel tempio di Apollo Timbreo e lo uccise. Altri dicono che Achille colpì Troilo con la lancia mentre il giovane faceva galoppare i cavalli nel sacro recinto; oppure che lo attirò fuori del tempio offrendogli in dono delle colombe, e che Troilo morì con le costole fratturate e il volto coperto di lividi, tanto bestiale era stato l'assalto di Achille. Altri ancora dicono che Troilo fece una sortita da Troia animato da cupi propositi di vendetta dopo la morte di Memnone, e incontrò Achille il quale lo uccise. Si raccontava anche che Polissena era alla fontana mentre Troilo vi abbeverava il suo cavallo. Sopraggiunse Achille, il quale inseguì Troilo e lo uccise.
Si dice che Troilo avesse amato Briseide, la bellissima figlia di Calcante, che era rimasta a Troia e continuò ad essere trattata con estrema cortesia, poiché non la si poteva ritenere in alcun modo responsabile del tradimento del padre. Benché avesse giurato fedeltà a Troilo, Briseide ben presto trasferì il suo affetto su Diomede l'Argivo che a sua volta si innamorò appassionatamente di lei.