MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettere T e U

Troo, Turno, Ulisse, Urano.

TROO: re di Troia, figlio di Erittonio e di Astioche, figlia del dio-fiume Simoenta. Sposò Calliroe, figlia dello Scamandro, dalla quale ebbe Cleopatra la Giovane, Ilo il Giovane, fondatore della città di Troia (Ilium); Assaraco, che regnò in Dardania; e Ganimede, il bel fanciullo che Zeus fece suo coppiere. Si dice che Zeus, desiderando Ganimede anche come compagno di letto, si travestì con penne d'aquila e lo rapì nella pianura di Troia. In seguito Ermete, in nome di Zeus, donò a Troo un tralcio di vite d'oro, opera di Efesto, e due splendidi cavalli, per compensarlo della perdita del figlio che gli aveva procurato molto dolore, assicurandogli al tempo stesso che Ganimede era divenuto immortale e immune dalle miserie della vecchiaia.
Altri dicono che Ganimede fu rapito dapprima da Eos (l'Aurora), invaghitasi di lui, e che Zeus in seguito lo sottrasse alla dea. Era, comunque, considerò quel ratto come un insulto fatto a lei stessa e alla sua figliola Ebe, che fino a quel giorno era stata coppiera degli dèi; ma riuscì soltanto a irritare Zeus, che pose negli astri l'immagine di Ganimede, facendone la costellazione dell'Acquario.

TURNO: leggendario re dei Rutuli, figlio del re Dauno e della ninfa Venilia, fratello di Giuturna. La sua leggenda viene compiutamente svolta da Virgilio, nell'Eneide. Qui Turno è presentato come il principale antagonista dell'eroe troiano contro il quale combatte e per istigazione della dea Giunone, e in difesa della sua candidatura alle nozze con Lavinia, figlia di Latino, già a lui promessa dalla regina Amata prima dell'arrivo di Enea. Ma un oracolo aveva detto che Lavinia doveva sposare un uomo che giungeva da lontano. Latino riconobbe in Enea il candidato e lo accolse con cordialità, Giunone però intervenne ancora mandando l'Erinni Aletto a suscitare la guerra fra Troiani e Latini, a ispirare nel cuore della regina Amata un'invincibile avversione per Enea e a destare nel cuore di Turno, re dei Rutuli, viva gelosia. Turno riunì i suoi alleati tra cui Camilla dei Volsci e l'esiliato etrusco Mezenzio. Enea ebbe l'appoggio di Tarconte, re degli Etruschi, i quali odiavano Mezenzio per la sua crudeltà, e di Evandro l'arcade, che era imparentato con i Troiani e aveva da poco fondato la sua colonia a Pallanteo (sul colle Palatino).
Durante l'assenza di Enea, recatosi in Etruria in cerca di altri alleati, Turno attaccò il campo troiano e cercò di bruciare le navi che vennero da Cibele trasformate in Ninfe marine e nuotarono lontano. Quando Enea ritornò, la battaglia stava volgendo al peggio. Pallante, il giovane figlio di Evandro, e molti altri degli uomini di Enea furono uccisi, ma Enea uccise Mezenzio e suo figlio Lauso e mutò le sorti della battaglia. Venne stabilito un armistizio e si giunse all'accordo di risolvere la questione con un combattimento singolo tra due campioni. Ma Giunone fece in modo che i Latini rompessero il patto, e nella battaglia che seguì Enea venne ferito. Venere lo curò ed egli attaccò Laurento, la città di Latino, con tale violenza che Amata, credendo Turno morto, si tolse la vita. Ancora una volta Turno accettò la tregua e il combattimento singolo, ma sua sorella Giuturna, una ninfa d'acqua che l'aveva aiutato a resistere a Enea, abbandonò la sua causa ed Enea lo sconfisse. Turno gli chiese di risparmiargli la vita e l'eroe troiano, compassionevole come sempre, avrebbe voluto salvarlo, ma alla vista del balteo di Pallante, di cui l'eroe rutulo era fregiato, fu preso dall'ira e lo trafisse.

ULISSE: vedi ODISSEO.

URANO: divinità primigenia, figlio e sposo di Gea (la Terra), con essa generò per primi gli Ecatonchiri o Centimani: Briareo, Gige e Cotto. Seguirono i tre feroci Ciclopi monocoli: Bronte, Sterope e Arge. Ma Urano incatenò questi suoi figli e li gettò nel Tartaro. Nacquero poi i Titani: Oceano, Ceo, Iperione, Crio, Giapeto e Crono; e le loro sorelle Titanidi: Teti, Rea, Temi, Mnemosine, Febe e Tia. Gea soffriva molto per la perdita dei suoi figli scaraventati nel Tartaro, e indusse i Titani ad assalire il loro padre; e così essi fecero, guidati da Crono, il più giovane dei sei, al quale essa diede come arma un falcetto di selce. Lo assalirono tutti, tranne Oceano: Crono tagliò i genitali del padre e li gettò in mare presso Capo Drepano, dal sangue uscito Gea concepì le tre Erinni (Aletto, Tisifone e Megera), i Giganti e le Ninfe del frassino, chianate Melie, mentre dai genitali caduti in mare nacque la dea Afrodite. Altri ritengono che Zeus generò Afrodite in Dione.
I Titani in seguito liberarono i Ciclopi dal Tartaro e affidarono a Crono la sovranità sulla terra. Non appena ebbe il supremo potere, Crono esiliò nel Tartaro Ciclopi e Titani, unitamente agli Ecatonchiri, e presa in moglie sua sorella Rea governò sull'Elide. Ma era stato profetizzato sia dalla Madre Terra, sia da Urano morente, che uno dei figli di Crono l'avrebbe detronizzato.