MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera V

Virginia, Vulcano.

VIRGINIA: eroina romana. Secondo la leggenda, durante la tirannia dei decemviri (sec. V a. C.), uno di questi, Appio Claudio, non essendo riuscito a sedurre Virginia, la bella figlia di un centurione a nome Virginio, che si trovava con l'esercito sul monte Algido, la fece dichiarare dal tribunale schiava di un suo cliente, Marco Claudio. Approfittando dell'assenza del padre di Virginia, Appio affidò la ragazza alla custodia di Marco Claudio, ma Icilio, il giovane a cui era stata promessa in matrimonio, apparve con lo zio Numitorio e impedirono che cadesse nelle mani di Marco Claudio, in attesa dell'arrivo del padre. Appio inviò messaggi ai comandanti dell'esercito perché impedissero all'uomo di partire, ma Virginio riuscì ugualmente a tornare e condusse la figlia al foro, vestita a lutto. Appio dichiarò che Virginia era una schiava e doveva essere consegnata al suo legittimo proprietario e Marco Claudio cercò di toglierla dalle braccia del padre. Virginio cercò di resistere ma vide avvicinarsi un gruppo di uomini armati. Allora fece mostra di obbedienza e chiese qualche minuto da trascorrere con la figlia. Rapidamente la portò in una macelleria che si trovava nei pressi e la uccise colpendola al cuore, maledicendo Appio, e dichiarando che la morte era preferibile al disonore. Il suo gesto disperato sollevò il furore del popolo, che rovesciò il governo decemvirale ricostituendo la repubblica.

VULCANO: divinità romana del fuoco, particolarmente venerata a Ostia, ove esisteva un sacerdozio detto del pontifex Volcani et aedium sacrarum. La sua identificazione con il greco Efesto appare piuttosto tardiva. Non è da escludersi una sua derivazione dall'etrusco Velchan, meno plausibile una sua identificazione con il cretese Velchanos, attributo o forse secondo nome di Zeus. Oltre a Ostia, Vulcano aveva un luogo sacro, il Volcanale, nel Foro, e un tempio presso il circo Flaminio. Le sue feste, dette Volcanalia, si svolgevano il 23 agosto. Alle feste di Vulcano, si usava gettare nel fuoco dei piccoli pesci, e talvolta altri animali. Si riteneva che queste offerte rappresentassero vite umane, per la conservazione delle quali esse venivano sacrificate al dio.