MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Ione, Iperione.

IONE: figlio di Suto, re d'Atene, e di Creusa, figlia di Eretteo.
Vi sono diverse storie sulla sua origine. Euripide, nella sua tragedia Ione, chiama Ione figlio di Creusa e di Apollo che la sedusse segretamente in una grotta sottostante i Propilei di Atene. Quando nacque il figlio, Creusa non volle allevarlo e lo abbandonò in un cesto, fra le rocce. Apollo allora chiese a Ermete di condurre il bambino a Delfi, dove venne affidato e allevato dalla Pizia del tempio.
Creusa passò poi a nozze con Suto, ma questa unione restava sterile. Suto, dopo molti indugi, decise di chiedere all'oracolo delfico come potesse assicurarsi un erede. Con suo grande stupore si sentì rispondere che la prima persona che avesse incontrato uscendo dal tempio sarebbe stato suo figlio. Quella persona era il figlio di Creusa, che Suto chiamò Ione poiché l'aveva incontrato "sulla via" (Ion in greco significa "colui che va"). Suto, ricordandosi di certe orge bacchiche svoltesi a Delfi molti anni prima, giunse alla conclusione che poteva certamente avere generato Ione con qualche Menade, e lo adottò. Ione non poteva certo contraddirlo e lo riconobbe come padre. Ma Creusa si irritò al vedere che Suto aveva ora un figlio mentre essa era rimasta sterile, e tentò di uccidere Ione offrendogli una coppa di vino avvelenato. Ione, tuttavia, libò dapprima agli dèi, e una colomba calò dal cielo per assaggiare il vino versato. Subito la bestiola morì e Creusa cercò asilo presso l'altare di Apollo. Quando l'infuriato Ione tentò di strapparla dall'altare, la sacerdotessa intervenne e gli spiegò che egli era figlio di Creusa e di Apollo, benché Suto dovesse continuare a credere d'averlo generato in una Menade. Creusa, nel vedere il cesto nel quale aveva abbandonato il bambino e che la sacerdotessa aveva conservato, finì col riconoscere il figlio.
Secondo la versione raccontata da Pausania, Suto, figlio di Elleno, si era già rifugiato ad Atene perché accusato di furto dai suoi fratelli, e colà sposò Creusa, la più giovane delle figlie di Eretteo, dalla quale ebbe due figli, Acheo e Ione. Ma Suto non ebbe fortuna ad Atene; quando fu proclamato arbitro della successione al trono dopo la morte di Eretteo, egli dichiarò che il suo cognato più anziano, Cecrope Secondo, era il legittimo erede. La decisione non fu approvata dal popolo e Suto, condannato all'esilio, morì a Egialo, ora Acaia.
I suoi due figli si separarono. Acheo ritornò in Tessaglia e Ione cercò di conquistare Egialo. Ma il re di quel paese, Selino, offrì a Ione la mano di sua figlia Elice, e lo nominò suo erede. Quando Selino morì, Ione prese il potere. Fondò sul golfo di Corinto, alla foce del fiume Selino, la città di Elice, dal nome di sua moglie, e battezzò "Ioni" gli abitanti del suo regno. Qualche tempo dopo questi eventi scoppiò la guerra tra Eleusi e Atene, e gli Ateniesi chiamarono Ione in loro aiuto e ne fecero il loro capo. Gli Ateniesi vinsero, ma Ione fu ucciso e sepolto a Potami in Attica. I discendenti di Ione conservarono il potere a Egialo, ma più tardi vennero allontanati da Egialo dai discendenti di Acheo ritornati dalla Tessaglia, e diedero al paese il nome di Acaia.
Strabone dà una versione diversa del mito. Suto, dopo il matrimonio con Creusa, fondò in Attica la Tetrapoli, composta dai quattro borghi d'Enoe, Maratona, Probalinto e Tricorinto. Acheo, uno dei suoi figli, commise involontariamente un delitto e fuggì a Lacedemone, dove dette ai popoli di questa regione il nome di Achei. Ione, invece, sottomise i Traci che combattevano agli ordini di Eumolpo. Ciò gli valse la stima degli Ateniesi che lo elessero loro re. Ione divise l'Attica in quattro tribù e organizzò politicamente il paese, che prese, alla sua morte, il suo nome. Più tardi gli Ateniesi colonizzarono Egialo, e diedero al paese il nome di Ionia. Ma al tempo degli Eraclidi ne furono cacciati dagli Achei che lo chiamarono Acaia.

IPERIONE: figlio di Urano e di Gea; il suo nome significa "Colui che sta in alto", quindi una personificazione del Sole e come tale fu identificato da Omero e da altri poeti; in Esiodo è ben distinto dal Sole. Lo si trova poi come nome di uno dei Titani, che da sua sorella Teia generò il Sole (Elio), La Luna (Selene) e L'Aurora (Eos). Per Diodoro sarebbe stato il primo astronomo e perciò chiamato padre dei fenomeni celesti, con un'interpretazione evemeristica del mito.
Sulle coste della Sicilia Iperione, il Titano solare che taluni chiamano Elio, faceva pascolare sette splendide mandrie di cinquanta capi ciascuna e alcune greggi di pecore. Odisseo, dopo aver evitato le Rocce Vaganti, in vista della costa siciliana fece giurare ai suoi uomini che si sarebbero accontentati delle provviste fornite da Circe senza tentare di rubare il bestiame di Iperione. Poi sbarcarono, ma il Vento del Sud soffiò per tre giorni, le provviste stavano per esaurirsi e benché gli uomini si affannassero a cacciare e a pescare, non ebbero molto successo. Infine Euriloco, morso dalla fame, prese in disparte i compagni e li indusse a rubare qualche capo di bestiame; in compenso, disse, avrebbero eretto a Iperione uno splendido tempio non appena ritornati a Itaca. Attesero dunque che Odisseo si fosse addormentato, si impadronirono di alcune vacche, le sgozzarono, offrirono le ossa della coscia e il grasso agli dèi e arrostirono tanta carne quanta ne sarebbe bastata per banchettare sei giorni. Odisseo, destatosi, inorridì al vedere l'accaduto, e inorridì anche Iperione quando ebbe notizia del furto da Lampezia, sua figlia e capo mandriana. Si lagnò con Zeus il quale, visto che la nave di Odisseo aveva ripreso il mare, scatenò un'improvvisa tempesta. Il Vento dell'Ovest schiantò l'albero maestro e poi cadde una folgore in coperta. La nave si inabissò e tutti annegarono, fuorché Odisseo che riuscì a legare l'albero alla chiglia servendosi della rizza di cuoio, e montò a cavalcioni su quell'improvvisata zattera.