MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera M

Munito, Muse.

MUNITO: figlio d'Acamante e di Laodice, la più bella delle figlie di Priamo.
Quando Acamante giunse a Troia con l'ambasciata di Diomede, dieci anni prima dell'inizio della guerra, per richiedere la restituzione di Elena, fu scorto da Laodice che s'innamorò di lui. La ragazza confidò la sua passione alla moglie di Perseo, Filobia, la quale decise di aiutarla. Convinse il proprio marito, che regnava sulla città di Dardano, in Troade, a invitare separatamente i due giovani a un banchetto, e a metterli l'uno accanto all'altra. Alla fine del banchetto, Laodice era diventata la moglie di Acamante. Da questa unione nacque un figlio, Munito, che fu allevato nella casa di Priamo dalla bisnonna, Etra, madre di Teseo, allora prigioniera d'Elena. Dopo la caduta di Troia, Munito ritornò dal padre che lo condusse in Attica insieme a Etra, infine liberata. Ma, durante il viaggio, a Olinto, Munito, mentre cacciava, fu morso da un serpente e morì.

MUSE: erano le nove figlie di Zeus e di Mnemosine . Il sommo dio si unì per nove notti con Mnemosine figlia di Urano e di Gea. Allo scadere della gestazione la dea partorì nella Pierìa, ai piedi dell'Olimpo, nove bimbe. Altra tradizione ne fa le figlie di Urano ("il Cielo") e di Gea ("la Terra"). In Omero le Muse appaiono come antichissime e sempre giovani dee della musica che rallegrano col loro dolce canto la mensa degli dèi dell'Olimpo; e sono poi ricordate come coro del banchetto nuziale degli dèi per le nozze di Peleo e Teti, celebrate dinanzi alla grotta di Chirone sul monte Pelio. I tebani ancora mostrano il luogo dove le Muse suonarono il flauto e cantarono, e Apollo trasse dolci suoni dalla lira, durante la festa nuziale di Cadmo e Armonia. Solo più tardi presiedettero alle arti, alle scienze, alle lettere, alla poesia, ciascuna con attributi particolari. Nella Teogonia di Esiodo la figura delle Muse è più precisa e distinta, si fissa a nove il loro numero con i rispettivi nomi. Le singole Muse, nel mito greco antico non hanno storia particolare, e solo nella tradizione postclassica si ha una precisa distribuzione di funzioni per ciascuna di esse, con emblemi e attributi propri. Clio, che canta la gloria, divenne la Musa dell'epopea e della storia, e fu rappresentata con un rotolo di carta e uno stilo; Euterpe, che rallegra, Musa della musica, ebbe il doppio flauto; Talia, Musa della commedia, la maschera comica; Melpomene, Musa del canto in genere, poi della tragedia, la maschera tragica; Tersicore, che si diletta dei cori, Musa della danza, la lira e la veste che scende fino ai piedi; Erato, amante, Musa della poesia erotica, uno strumento a corde e la veste svolazzante; Polimnia, dai molti inni, Musa ora della lirica religiosa, ora della memoria, non ha attributi simbolici particolari; Urania, la celeste, Musa dell'astronomia, ebbe un globo e una bacchetta; Calliope, dalla bella voce, Musa della poesia in genere, poi dell'elegia, un rotolo di carta o una cassetta di libri e uno stilo.
Il loro culto, passato dalla Pieria nella Beozia, fu portato più tardi a Delfi, dove le Muse ebbero un santuario presso la fontana Castalia, e probabilmente qui avvenne il collegamento delle Muse con Apollo divenuto guidatore del loro canto, Musagete. Se questo epiteto dato al dio è tardo, assai antica è invece l'associazione fra lui e le Muse. L'antichità di essa è testimoniata dal carattere primitivo e crudele del mito relativo alla gara musicale fra Apollo e Marsia, riuscita vittoriosa per Apollo, giudicata da Zeus alla presenza di Atena e delle Muse, e conclusa con la condanna di Marsia a essere scorticato vivo. Chi osava offendere le Muse veniva severamente punito, come le figlie di Pierio, re della Tessaglia. Questi aveva nove figlie che vollero rivaleggiare con le Muse nel canto e furono battute e mutate, come racconta Ovidio, in rauche gazze. Da questo evento le Muse a volte vengono chiamate Pieridi. Anche Tamiri, un giovane di rara bellezza, osò sfidarle. Egli eccelleva contemporaneamente nell'arte del canto e in quella della lira, e volle confrontarsi con le Muse in una gara musicale. Aveva chiesto, in caso di vittoria, di unirsi successivamente a tutte le Muse, ma fu vinto, e le dee, irritate, lo accecarono e lo privarono della sua abilità musicale. Le Sirene dopo una gara di canto con le Muse (gara in cui furono battute) persero le ali.
Le Muse non possiedono un ciclo leggendario loro proprio, viene attribuita a ciascuna di loro qualche avventura amorosa. Calliope è madre di Orfeo, il più famoso poeta e musicista mai esistito. Apollo gli donò la lira e le Muse gli insegnarono a usarla. Urania o Tersicore è considerata madre di Lino, il quale era un musico notevole, che osò rivaleggiare con lo stesso Apollo e questi, indignato, lo uccise.
Il culto delle Muse si estese poi a Eleutere, nell'Attica e in tutta la Grecia. Lo troviamo ad Atene, a Corinto, a Trezene, a Sparta, a Messene, a Olimpia, a Megalopoli; nelle isole a Creta, Lesbo, Paro, Tera; nelle colonie greche di Sicilia e della Magna Grecia, a Siracusa, Crotone, Taranto, Turii. Fatte dai poeti abitatrici dell'Olimpo a rallegrare i conviti degli dèi, più spesso furono trasportate in terra, sui monti, nei banchetti, presso le fresche sorgenti, fra cui notevoli le tre fonti di Aganippe, di Castalia e di Ippocrene; questa era stata fatta sgorgare dal monte Elicona dal cavallo Pegaso, detto il favorito delle Muse, battendo al suolo il suo zoccolo lunato. A seconda delle regioni e delle località predilette le Muse ebbero epiteti svariatissimi: Parnassidi, Eliconidi, Pindidi, Pimpleidi, Castalidi, Ippocrenidi, Aganippidi, Pieridi.
Il più importante e il più splendido fra tutti i santuari dedicati alle Muse in Grecia fu quello dell'Elicona, nel quale ogni cinque anni si celebravano grandi feste che comprendevano principalmente concorsi musicali e poetici; in seguito si arricchirono di tragedie, commedie, drammi satireschi. Si celebrarono fino al tempo di Costantino.
Con la letteratura greca le Muse entrarono anche in Roma, e secondo la tradizione Numa Pompilio per primo avrebbe consacrato loro un'edicola sul Celio e un boschetto irrigato da fonti, specialmente dalla celebre fonte della ninfa Egeria. Scarsa fu la loro importanza nel culto. Un unico tempio fu loro innalzato da Fulvio Nobiliore, ove erano associate a Ercole, e solo contribuì a renderle più popolari la loro identificazione con le Camene, divinità indigene dell'ispirazione profetica, già avvenuta quando Fulvio dedicò il suo tempio.