MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera T

Tamiri, Tanai, Tanatos, Tantalo.

TAMIRI: mitico cantore greco, collocato dalla leggenda a fianco di Orfeo, Lino ed Eumolpo, era figlio del musicista Filammone e della ninfa Argiope. Di eccezionale bellezza, eccelleva nell'arte del canto e suonava con maestria la lira, che lo stesso Lino gli avrebbe insegnato. Per Apollo, Tamiri non fu un rivale pericoloso; saputo infatti che egli si vantava di superare le Muse nella musica, Apollo riferì tali parole alle Muse stesse, che lo sfidarono in una gara musicale. Naturalmente le Muse risultarono superiori, senza confronto, e subito privarono Tamiri della vista, della voce e della memoria. Dopo la sua disavventura, Tamiri avrebbe gettato via la lira, ormai inutile, nel fiume Balira, nel Peloponneso.
Dopo la morte fu trasformato in usignolo. Il mito di Tamiri sembra abbastanza antico, essendo già ricordato da Omero (Iliade, II).

TANAI: dio-fiume, figlio di Oceano e di Teti (oggi il Don). Secondo una leggenda tardiva, Tanai era un giovane eroe, figlio di Beroso e dell'amazzone Lisippa, il quale offese Afrodite col suo disprezzo per il matrimonio e il suo amore per la guerra. Smaniosa di vendicarsi, la dea fece sì che Tanai si innamorasse di sua madre; ma piuttosto che cedere a quell'incestuosa passione, egli si gettò nel fiume Amazzonio e annegò. Da allora, il fiume prese il nome di Tanai. Per sfuggire alla sua ombra lamentosa, Lisippa allora guidò le sue figlie lungo le rive del Mar Nero, fino alla pianura bagnata dal Termodonte che nasce dagli altissimi monti Amazzoni. Colà esse si divisero in tre tribù e ogni tribù fondò una città.

TANATOS: dio della morte, figlio della Notte e fratello del Sonno (Ipno). Era raffigurato come un giovane alato, di un tipo spesso facilmente confondibile con Eros, talora anche armato di spada. Non possiede un mito propriamente detto. Svolgeva la funzione di angelo della morte e quando il tempo concesso a un mortale scadeva egli giungeva, gli tagliava una ciocca di capelli per Ade e lo portava con sé. Nell'Alcesti di Euripide si narrava che Admeto, re di Tessaglia, aveva ottenuto dalle Parche di poter continuare a vivere a patto che trovasse uno che volesse morire per lui. Si offrì volontaria alla morte la moglie Alcesti, ma Eracle, lottando con Tanatos, riuscì a ricondurre Alcesti dagli Inferi e a ridonarla al marito esultante. Anche Sisifo cercò di avere la meglio su Tanatos. Infatti, allorché Zeus inviò Tanatos a uccidere Sisifo, questi lo sorprese e lo incatenò, di modo che, per un certo tempo, nessun uomo morì più. Fu necessario che Zeus intervenisse, costringendo Sisifo a liberare Tanatos, perché questi potesse continuare a svolgere la sua funzione.

TANTALO: 1. Mitico figlio di Zeus e della titanessa Pluto (la "ricchezza"), nacque in Lidia e governò a Sipilo. Sposò Dione, una Pleiade figlia di Atlante, oppure Eurianassa, figlia del dio-fiume Pattolo. Tantalo ebbe tre figli: Pelope, Niobe e Brotea. Invidiato per le proprie ricchezze non regnava soltanto in Lidia ma anche sulla Frigia, sul monte Ida, la piana di Troia e sull'isola di Lesbo. Molteplici sono le varianti della sua leggenda, la quale tuttavia deve essere assai antica, se la sua punizione compare già nella Nekya omerica. Secondo la versione più diffusa, ammesso alla mensa degli dèi e avendo ascoltato le loro conversazioni era divenuto immortale. Per contraccambiare l'ospitalità, un giorno invitò gli dèi ad un banchetto sul monte Sipilo e per mettere alla prova la loro onniscienza tagliò a pezzi il figlio Pelope, lo fece bollire in un calderone e ne servì le carni in tavola. Tutti gli dèi si resero conto di ciò che stava nei loro piatti e si astennero inorriditi dal mangiarne, tranne Demetra che, ancora assorta nel suo dolore per la perdita della figlia Persefone, distrattamente mangiò la carne della spalla sinistra di Pelope. Ermete andò nell'Ade a prendere Pelope e gli dèi gli restituirono la vita sostituendogli la spalla mangiata con una d'avorio. Si narra anche che Tantalo, invitato alla mensa degli dèi, avesse rubato nettare ed ambrosia per darla ai propri amici mortali ed avesse divulgato i segreti appresi dagli dèi. Un'altra storia narra che Pandareo un giorno rubò il mastino d'oro da un altrare dedicato a Zeus e lo diede a Tantalo perché lo custodisse. Zeus inviò Ermete a reclamare il mastino e anche Pandareo più tardi ne chiese la restituzione, ma in entrambe le occasioni Tantalo spergiurò di non saperne nulla e di non averlo mai visto.
Per queste offese Tantalo venne relegato nel Tartaro dove, tormentato dalla fame e dalla sete, legato ad un albero da frutto, giace immerso nell'acqua di una palude; non riesce a berla perché appena si avvicina l'acqua si ritrae e ogni volta che cerca di cogliere un frutto i rami si allontanano ed inoltre un enorme masso incombe sul suo capo minacciandolo di schiacciargli il cranio a ogni momento, facendolo così vivere in una condizione di perenne terrore.

TANTALO: 2. Figlio di Tieste, oppure di Brotea. Esistevano due leggende differenti a suo riguardo. Secondo la prima, Atreo, per odio verso il fratello gemello Tieste, uccise i gemelli Tantalo secondo e Plistene secondo, li tagliò a pezzi e, scelti i bocconi migliori della loro carne, li fece bollire in un calderone, alla presenza del loro padre Tieste. Quando Tieste ebbe mangiato con grande appetito, Atreo fece portare dai servi le teste sanguinanti dei bambini e i loro piedi e le loro mani, disposti su un altro piatto, affinché Tieste capisse quale sorta di cibo avesse introdotto nel proprio stomaco. Tieste si rotolò per terra, vomitò, e lanciò una maledizione sulla schiatta di Atreo. Secondo l'altra leggenda, Agamennone dapprima fece guerra a Tantalo, re di Pisa e figlio di Brotea; lo uccise in battaglia e poi sposò di forza la sua vedova Clitemnestra, che Leda aveva generato da Tindaro re di Sparta.