Mitologia Greca e Romana
Mitologia, lettera S
Satiri, Saturno, Scamandro.
SATIRI: divinità maschili di ordine inferiore nella mitologia greca simboleggianti le forze della natura. Vivevano sui monti e nei boschi, inseguivano le Menadi e le Ninfe con le quali speravano di soddisfare la loro lascivia; parte cospicua del corteo di Dioniso, dediti al vino, procaci e licenziosi, erano immaginati sotto forma di capro, poi, smessa questa figura, conservarono orecchie e gambe caprine, una breve coda e piccole corna sulla fronte. Nelle rappresentazioni artistiche perdettero a poco a poco la forma animalesca e mostruosa loro attribuita nell'arcaismo ed ebbero aspetto grazioso, fattezze giovanili da cui traspariva arguzia e piacevole malizia. Nell'età ellenistica se ne moltiplicarono i tipi e gli atteggiamenti, per lo più con intenti idillici. Nella letteratura greca, attori travestiti da Satiri costituirono il coro delle più antiche tragedie: di qui il sorgere del dramma satiresco.
SATURNO: antichissimo dio italico, protettore delle seminagioni, da cui probabilmente prende nome dell'abbondanza e, con la moglie Ops, identificata con la greca Rea, della nascita e dell'allevamento della prole. Popolarissimo a Roma, con il diffondersi della mitologia greca, Saturno venne identificato con Crono e allora si formò la sua leggenda.
Cacciato dal trono dal figlio Giove (Zeus), il vecchio nume avrebbe trovato, dopo lunghe peregrinazioni, riposo in Italia e si sarebbe fermato in quella regione che prese nome di Lazio perché là Saturno si era nascosto. Accolto da Giano, avrebbe fondato città per gli uomini errabondi e, regnando su essi, instaurato quell'era felice di pace, di concordia e di modestia, che venne chiamata età dell'oro. In suo onore i poeti latini ricordano spesso l'Italia come terra di Saturno (saturnia tellus).
Durante l'Impero il culto di Saturno appare diffuso, fuori di Roma, solo nell'Africa settentrionale, dove s'identifica col punico Baal, divinità già equivalente, nel mondo ellenistico, a Crono.
Il tempio di Saturno che sorgeva nel Foro ai piedi del Campidoglio, si faceva risalire al 498 avanti Cristo. Conteneva l'erario e le insegne delle legioni. Il culto di Saturno avvenina graeco ritu, col sacerdote a capo scoperto. La festa del dio era detta Saturnalia. I Saturnali, istituiti dal mitico Giano o da Romolo, da principio si esaurivano in un sol giorno, quasi a chiusura delle feste campestri cominciate con la semina nel solstizio d'inverno. Nel 217 a. C., l'anno della battaglia al Trasimeno, furono riorganizzati e compresero un sacrifizio a Saturno, un lettisternio, un banchetto pubblico e una serie di divertimenti popolari della durata di due giorni. Sotto Domiziano il periodo dei Saturnali si estese dal 17 al 23 dicembre, includendo i giorni cosiddetti sigillari perché si usava in essi scambiare doni: piccole immagini degli dèi, fiaccole simboleggianti il fuoco solare e altri oggetti.
SCAMANDRO: fiume della pianura di Troia. Omero lo chiama anche Xanto, per il suo colore giallo e limaccioso, o perché, si diceva, le sue acque tingevano di rosso il vello delle pecore che vi si bagnavano. Si raccontava altresì che Afrodite, prima di sottostare al giudizio di Paride, vi si era bagnata i capelli per conferire loro riflessi dorati. Il mito ne attribuisce l'origine ad Eracle. Mentre era nella Troade, l'eroe si ritrovò fortemente assetato, e pregò Zeus suo padre, d'indicargli una fonte. Questi fece scaturire dalla terra una piccola sorgente, che il figlio trovò insufficiente. Eracle si mise allora a scavare il terreno, facendo scaturire la sorgente dello "Scamandro".
Nell'Iliade, lo Scamandro è più volte ricordato come figlio di Zeus e protettore di Troia; infatti Ettore in suo onore chiamò Scamandrio il figlio Astianatte. Lo Scamandro ha una parte importante nel combattimento d'Achille contro i Troiani. L'eroe uscì dalla tenda per vendicare Patroclo. Nessuno potè resistere alla sua furia. I Troiani ruppero le file e corsero verso lo Scamandro, dove Achille li divise in due gruppi, respingendone uno verso le mura della città e l'altro nelle acque del fiume. Il dio del fiume si precipitò su Achille con violenza, ma Era, venuta in soccorso dell'eroe, gli mandò il figlio Efesto che prosciugò le acque col calore d'una fiammata improvvisa. I Troiani superstiti si rifugiarono in città come un branco di cerbiatti terrorizzati.