MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera I

Ifito, Igea, Ila.

IFITO: 1. Figlio di Antioche e di Eurito, re di Ecalia.
Eurito aveva messo in palio la mano della figlia Iole come premio per chi fosse stato capace di superare lui stesso e i suoi figli in una gara di tiro con l'arco. Eurito aveva ricevuto in dono un bellissimo arco da Apollo, e il dio gli aveva insegnato pure a usarlo: infatti egli si vantava di superare il maestro. Eracle si recò in Ecalia per partecipare alla gara, e vinse senza difficoltà. Ma Eurito e i figli non vollero dargli la fanciulla, temendo che Eracle, se avesse avuto dei figli da Iole, avrebbe potuto ucciderli, com'era già avvenuto con i figli di Megara. Ifito, il suo figlio maggiore, dichiarò, invece, che secondo giustizia Iole avrebbe dovuto essere data in sposa a Eracle.
Dopo la morte di Eurito, racconta l'Odissea, Ifito ereditò l'arco che Apollo aveva donato al padre e lo regalò, come pegno d'ospitalità, a Odisseo quando questi si recò a protestare a Messene per il furto di trecento pecore compiuto a Itaca dai Messeni. Odisseo, da parte sua, diede ad Ifito una spada e una lancia. Proprio con questo arco Odisseo ucciderà, al suo ritorno da Troia, i pretendenti di Penelope.
Poco tempo dopo, Autolico rubò del bestiame dall'Eubea, ed Eurito diede la colpa a Eracle; ma Ifito non ci credette e andò da Eracle. Incontratolo al ritorno da Fere, dove l'eroe aveva appena salvato Alcesti dalla morte, restituendola ad Admeto, gli chiese di cercare il bestiame insieme a lui. Eracle gli promise di aiutarlo e offrì ospitalità al giovane. Al termine di un sontuoso banchetto egli condusse Ifito sulla torre più alta di Tirinto, e preso da un nuovo attacco di follia, lo buttò giù verso la sua morte. In segno di espiazione per questo delitto, Eracle fu venduto come schiavo da Ermete e acquistato da Onfale, regina di Lidia.

IFITO: 2. Figlio di Naubolo, un principe di Focide, e di Ippolita, padre di Schedio e di Epistrofo che parteciparono alla guerra di Troia insieme a un contingente focese. Ifito prese parte alla spedizione di Giasone per la conquista del Vello d'oro. Dopo che Giasone staccò il vello dai rami della quercia nel recinto di Ares, si affrettò con i suoi compagni verso la baia di Ea dove si trovava l'Argo in attesa. Ifito Venne ferito dai Colchi insieme ad altri Argonauti, ma riuscì ad aggrapparsi alle murate della nave che ripartì in gran fretta, inseguita dalle galere di Eete. Il solo Ifito soccombette per le ferite riportate; Medea ben presto guarì tutti gli altri con farmaci di sua invenzione.

IGEA: dea greca della salute, figlia di Asclepio e di Lampezia. Ha due sorelle, Panacea e Iaso, e due fratelli, Macaone e Podalirio. Di solito veniva rappresentata come una florida donna con una tazza in una mano, e nell'altra un serpente dalla testa rivolta all'interno della coppa. Il suo culto era associato a quello del padre e di Pamacea. Venne introdotto nel II secolo a.C. in Roma, dove ebbe i nomi di Salus e Valetudo.

ILA: giovinetto, figlio di Teiodamante re di Misia e della ninfa Menodice, figlia di Orione; amato da Eracle.
Quando Eracle passò per il paese dei Driopi, ai piedi del monte Parnaso, trovò re Teiodamante, figlio di Driope, intento ad arare i campi. Poiché era affamato, e inoltre in cerca di un pretesto per fare guerra ai Driopi che non avevano alcun diritto di occupare quella regione, Eracle chiese che gli fosse consegnato uno dei buoi, ma Teiodamante rifiutò ed Eracle lo uccise. Dopo avere scannato il bue e banchettato con la sua carne, Eracle rapì il figlio di Teiodamante, Ila, giovane bellissimo del quale si era innamorato.
Ila lo seguì nella spedizione degli Argonauti. Ma, durante uno scalo, in Misia, mentre Eracle era intento a tagliare un albero per ricavarne un nuovo remo (essendosi spezzato quello di cui si era servito fino a quel momento), gli dissero che il suo scudiero Ila si era allontanato, un paio d'ore prima, per attingere acqua dalla vicina fonte di Pege, e non aveva fatto ritorno; Polifemo aveva già iniziato le ricerche. Gridando "Ila! Ila!" Eracle si inoltrò nel bosco, e ben presto incontrò Polifemo che gli disse che quando raggiunse la fonte Pegea non vide tracce di lotta, ma solo l'anfora per l'acqua che giaceva al margine della fonte. Eracle e Polifemo continuarono le ricerche per tutta la notte, e costrinsero i Misi che incontravano a unirsi a loro, ma invano; infatti Driopa e le sue sorelle, ninfe di Pege, si erano innamorate di Ila e l'avevano indotto a seguirle in una grotta sott'acqua.
Frattanto Giasone aveva ordinato di levare l'ancora, senza aspettare Eracle e Polifemo. Alte proteste si levarono contro questa decisione; alcuni Argonauti tentarono persino di indurre Tifilde, il timoniere, a invertire la rotta, ma i Boreadi, Calaide e Zete, si opposero. Polifemo fondò sul posto la città di Cio ed Eracle ordinò ai Misi di continuare nella ricerca del giovane.
Il mito del ratto di Ila fu soggetto frequente della pittura ellenistica e costituisce il tema del bellissimo XIII idillio di Teocrito, intitolato appunto Ila.