MITOLOGIA GRECA E ROMANA


Mitologia, lettera P

Pluto, Plutone, Podalirio, Polibo.

PLUTO: figlio di Eirene (la Pace), oppure di Demetra e di Iasione. Demetra s'innamorò del Titano Iasione durante la festa per le nozze di Cadmo e Armonia. I due amanti sgusciarono fuori dal palazzo e si unirono su un campo a maggese arato tre volte. Al loro ritorno Zeus indovinò quel che era accaduto e, furibondo contro Iasione perché aveva osato toccare Demetra, lo colpì con la sua folgore. Ma altri dicono che Iasione fu ucciso da suo fratello Dardano, oppure fatto a pezzi dai propri cavalli.
Pluto è simbolo del lavoro agricolo e, più generalmente, personificazione della ricchezza. Ma poiché il dono della ricchezza sembra distribuito senza riguardo al merito, si narrava che Pluto fosse stato accecato da Zeus: di qui lo spunto per la commedia Pluto di Aristofane, in cui il dio, ormai vecchio, riacquista la vista, con impensate conseguenze. Lo si rappresentò come un bambino recato in braccio dalla dea Tiche (Fortuna), oppure da Eirene. A volte invece era figurato come vecchio cieco che distribuisce a caso la prosperità.

PLUTONE: figlio di Crono e di Rea, fratello di Zeus e di Poseidone e quindi uno dei tre padroni che si divisero il comando dell'Universo dopo la vittoria sui Titani. Mentre Zeus otteneva il Cielo e Poseidone il Mare, Plutone diveniva signore del mondo infernale e chiamato perciò Ade. Il nome Ade significa l'"Invisibile" e veniva usato il meno possibile, poiché era considerato poco augurale. Si usavano invece eufemismi come Plouton, Plutone (il "Ricco"), alludendo alla ricchezza della terra, sia della terra coltivata, sia delle miniere ch'essa cela. Plutone è spesso rappresentato mentre tiene un corno dell'abbondanza, simbolo di quella ricchezza. In Omero va famoso per i cavalli del suo cocchio, sul quale trasporta le anime dal mondo nell'Erebo. Come dio delle profondità e degli abissi, lo si considerava benefico, perché dalle profondità della terra proviene la ricchezza, e talora veniva identificato con Pluto.
Tuttavia non fu mai una divinità popolare presso i Greci: intorno a lui si formò, relativamente tardi, un solo mito, ed è quello del rapimento di Persefone; scarsamente diffuso era il suo culto e scarsissime le rappresentazioni artistiche. Plutone è conosciuto dai Romani col nome di Dite (da dives = ricco).

PODALIRIO: figlio di Asclepio e di Epione (o Lampezia). Egli era fratello di Macaone e discepolo del centauro Chirone; veniva considerato ottimo medico, così come suo fratello Macaone veniva considerato ottimo chirurgo. Partecipò alla guerra di Troia assieme al fratello Macaone, sotto il comando di Agamennone. Per la sua abilità medica fu esentato dalle missioni pericolose per garantirne la sua incolumità utile a tutti gli altri. Gli si attribuivano numerose cure e guarigioni: avrebbe fasciato Acamante ed Epeo, i quali si erano feriti gravemente nel pugilato, durante i giochi funebri celebrati in onore di Achille; per il primo aveva diagnosticato la pazzia di Aiace osservando il cupo baluginio dei suoi occhi, e avrebbe guarito Filottete.
Partì da Troia con Anfiloco, Calcante e pochi altri amici, e raggiunse Colofone via terra. Anziché chiedere al suoi profetici amici dove avrebbe dovuto stabilirsi, preferì consultare la Pizia delfica che gli consiglò di rifugiarsi là dove non avrebbe mai avuto guai, nemmeno se il cielo fosse crollato. Dopo molto riflettere, Podalirio scelse una località in Caria. Un'altra leggenda racconta che durante il suo ritorno da Troia, in seguito a un naufragio, Podalirio approdò nella Caria. Raccolto da un capraio, fu portato dal re Dameto; e, poiché questi aveva una figlia in pericolo di vita in seguito a una caduta dal tetto, egli con un salasso sulle braccia la guarì. Riconoscente, il re Dameto gli accordò la mano della figlia, chiamata Sirna, e gli dette una piccola penisola, nella quale Podalirio fondò la città di Sirno.
Gli Italici eressero a Podalirio un santuario eroico ai piedi del monte Drio, nella Daunia.

POLIBO: 1. Re di Corinto, allevò Edipo bambino trovato da un pastore corinzio sul monte Citerone. Un'altra versione del mito racconta che Peribea, moglie di Polibo, raccolse Edipo sulla spiaggia e lo portò al palazzo, dove il re, essendo senza prole, fu ben lieto di adottarlo come suo figlio. Durante l'infanzia e l'adolescenza, Edipo visse alla corte di Polibo, del quale pensava di essere figlio. Divenuto adulto, si recò un giorno a Delfi a interrogare l'oracolo che gli rispose che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Spaventato, e credendo veramente di essere figlio di Polibo, decise di esiliarsi volontariamente. Anni dopo, la regina Peribea scrisse a Giocasta, madre e moglie di Edipo, che l'improvvisa morte di re Polibo l'autorizzava a rivelare in quali condizioni era stato adottato Edipo. Giocasta allora si impiccò per la vergogna e per il dolore, mentre Edipo si accecò con uno spillo tolto dalle vesti della madre.

POLIBO: 2. Re di Sicione, figlio di Ermete e di Ctonofile. Ereditò il trono del nonno; ebbe una figlia, Lisimaca, o Lisianassa, che andò sposa a Talao, re di Argo, da cui ebbe vari figli, fra cui Adrasto e Pronace. Dopo un lungo regno, non avendo figli maschi, gli succedette sul trono il nipote Adrasto, che si era rifugiato alla sua corte.